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      Causa o pretesto al prorompere del Papa una rissa notturna, per via di certa cortigiana chiamata Martuccia, nella quale il cardinale Montino, parzialissimo dei Caraffa, tratta fuori la spada fe' prove da Sacripante. Essendo stato ragguagliato il Papa di simile disordine attese, che il nipote cardinale Don Carlo gliene parlasse, e poichè conobbe a prova com'ei glielo volesse tacere, un bel di al cospetto dei cortigiani gliene fece una bravata solenne; di qui i cortigiani fiutarono il vento che soffiava, onde il Gianfigliazzi oratore fiorentino nemico mortale dei Caraffa trovòmodo di penetrare nelle stanze del Papa e concitarlo contro il suo sangue; una mala femmina, che Dio faccia trista, la marchesa della Valle (perchè se iniqui erano i Caraffa una donna del parentado loro non gli aveva a precipitare), costei tanto assottigliò il cervello, che giunse a far mettere dentro il breviario del Papa una nota dei principali delitti attribuiti ai suoi nepoti, la quale conchiudeva con le parole: "e se più vuol saperne la rimandi con la sua segnatura." Il Papa segnò, e ne seppe un subbisso di cui un terzo forse vero, l'altro aggiunto dalla malignità; se sbuffasse fuoco e fiamma non è da dire: come Augusto, si narra, errasse un dì smemorato per la reggia esclamando: "le mie legioni rendimi Varo" così Paolo correndo pel Vaticano urlava: riforma! riforma! Ma il cardinale Pacheco di un tratto gli disse in faccia: "Santo Padre, prima di ogni altra cosa bisogna incominciare la riforma da noi.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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