Pagina (496/838)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Questi ed altri siffatti meriti supremi ora ed allora presso la Chiesa, per la quale cosa prima lo promossero commissario della inquisizione, poi vicario dello inquisitore generale; poco dopo Paolo IV volle consacrarlo vescovo di Nepi, e Sutri, ed indi a sei mesi Cardinale, e Inquisitore generale: eccessivo l'ufficio; e troppo più eccessivi i modi di esercitarlo, sicchè Pio IV lo cacciò via dal Vaticano, e lo ammonì a procedere con maggiore discrezione, se pure non voleva andarsene diritto come un cero in Castello. Diventato Papa invece di mutare costumi, levò la muserola alla immane indole sua: non conobbe giocondità alcuna di vita; il cibo più che parco, la bevanda acqua mista a poco vino, e al Tiepolo che gli osservò a quel modo non potria durare rispose sarebbe già morto se non costumasse così; mangiare la carne per medicina; non lasciò mai la camicia di rascia che come frate soleva portare; lunghe le preghiere, spessi i digiuni, i cilizi, le lacrime, le processioni a piedi, e capo ignudi, l'estasi, e i deliqui, insomma nulla difettava in lui di ciò, che forma un santo vero a mo' della Chiesa.
      Subito la prese con le cortigiane, che in Roma furono sempre in numero stragrande, e nulla valse a chiarirlo che per la lontananza loro Roma andrebbe deserta; i disordini che ne uscirebbero infiniti; quello che premeva era attutire la lussuria, non già scacciare le meretrici; rimase sul duro, o fuori esse, od egli: e quelle partirono; tra esse, e i bertoni di un tratto Roma si vide scema di venticinquemila, e più persone (chè anime non mi pare che si abbia a dire); fra i creditori di quelle per danari o per robe date in prestanza un diavolio; peggio quest'altro, che degli amanti non pochi si mutarono in assassini, e colto il destro, fiduciosi d'impunità, parte delle sciagurate femmine misero alle coltella, parte annegarono dentro il Tevere: dopo cotesto groppo di danni il Papa consentì a correggere il suo comando: vietò ai medici visitare gl'infermi oltre la terza visita se non si fossero confessati; frugò per le case, pei letti maritali levando scandali quasi polvere turbinata dal vento sopra le pubbliche strade: ai bestemmiatori multa, frusta; e all'ultimo lingua fessa; fino sul vestire più o meno ampio pose norme, e divieti; egli stesso accusò il suo nipote Paolo ai Conservatori di Roma colpevole di vestire brache grandissime; e poichè i Conservatori pensando ch'ei risposero, che i nipoti del Papa non andavano soggetti a simili prammatiche, egli tutto acceso soggiunse: "anzi hanno ad essere i primi, sostenete il mio nipote, e dopo avergli cavato di bocca chi gliele ha fatte condannate lui e il sarto.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





Chiesa Paolo IV Nepi Sutri Cardinale Inquisitore Pio IV Vaticano Castello Papa Tiepolo Chiesa Roma Roma Roma Tevere Papa Paolo Conservatori Roma Conservatori Papa