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      Ottavio Farnese non meno premuroso di tenersi bene edificato il Papa gli mandava in ceppi a sua richiesta Francesco Celaria, il quale anch'esso si chiamò in colpa, e chiese misericordia: nome e cosa ignoti a Pio V; entrambi perirono tra le fiamme: così del pari Pietro Carnesecchi fiorentino: convitollo Cosimo I duca di Firenze, e dopo pasto lo fece legare e trasferire a Roma: a questo tradimento si condusse Cosimo per paura, e per isperanza; paura, che Pio V (come di vero lo minacciò) abolisse la Bolla della istituzione dei cavalieri di Santo Stefano ottenuta da Pio IV; speranza di venire insignito da lui della dignità di Granduca, o di Re per ispuntarla sopra il duca di Ferrara, siccome accadde più tardi. Il Carnesecchi secondo corre il grido andò a fronte ferma, lindo di biancheria, e di panni, chè le altre vesti, e quali! somministrava il Santo Officio; gli fu compagno al supplizio un frate francescano del Cividale di Belluno: altri quindici furono in quel dì i condannati di cui taluno chiuso fra due muri, altri in prigione o in galera perpetue; altri ad altre pene. Anco Venezia per blandire cotesto santo Papa assetato di sangue mise le mani addosso a Guido Ginetti da Fano a Padova e glielo mandò a Roma. Il Fleury afferma che anch'egli fu arso, ma non è vero; dalla relazione dell'oratore veneziano si cava che il Papa lo condannò a prigione perpetua, non mica pei buoni uffici interposti da Venezia, sibbene perchè il Papa non lo giudicò relapso, e più perchè per suo mezzo sperava venire in cognizione di molte cose importanti intorno alla fede; però il medesimo atto della Inquisizione che dannava il Ginetti alla carcere, commetteva alle fiamme quattro eretici, e dieci più multava con pene diverse: non isgomentavano il Pontefice nè altezza di lignaggio, nè potenza di signorie, nè dignità ecclesiastiche; vescovi, prelati, cardinali in prigione senza un riguardo al mondo; anzi nella relazione del Tiepolo leggonsi proprio queste parole: "ha avuto a dire Sua Santità tra i suoi familiari, che desidereria potersi giustificar, se qualche grande, ancorchè cardinale fosse di questo vitio colpevole, perchè faria procedere contro di lui con ogni severità, colla morte, e col foco acciocchè si cognoscesse che la giustitia si estende non solo contro i bassi, et poveri, ma anchora contro i grandi et potenti.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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