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      Il Gioberti, (sempre gli scrittori chiesastici affermano) si industriava abbindolare il Papa, e mettere di mezzo Dio! - Il Gioberti fu uomo di bontà singolare, e Dio non si mette di mezzo: egli sortì da natura ingegno stragrande, e immaginazione non meno vasta; gli mancò il freno; troppo e vano nei concetti, e nei modi di significarli; non parsimonia, non eleganza: contorni radi, e incerti, pensamenti grossi e mutabili pari ai nugoloni sbattuti dal vento: insomma alla meditazione sostitui la fantasia: per me sempre ammirando ogni qualità di ingegno confesso, che mi reca uggia la metafisica nella politica. I metafisici politici mi paiono poeti, storici, ragionatori sciupati; un po' di tutto, e nulla di tutto: cotesto ingegno confidato a loro assai si rassomiglia a bella tazza di porcellana che commessa nelle mani al fanciullo, ei l'abbia lasciato cascare in terra: ridotta in frammenti dorati attrista a vederla, intanto chi gliela diede si pente ma tardi, ed il fanciullo piagne. Mirabile il moto partorito dalle dottrine del Gioberti, perchè lo universale crede che di ora innanza si sarebbe iti in paradiso in bussola: Bruto e Cesare, se ritornavano al mondo, avrebbero sgranato i baccelli insieme: in combutta corone, e camauri, pianete, e giubbe, scettri e camati da battere la lana; chi prima arrivava senza distinzione di stato si sarebbe servito come meglio gli garbava. Tutti allora ingannati, e tutti ingannatori: immenso il bisogno di credere quello che tornava, e sterminata la credenza.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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