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      Pio IX, e questo parmi sicuro, inebriato dagl'incensi non seppe quello che per lui si operava: a mo' del fanciullo improvvido aperse la cannella alla fontana; poi spaventato della foga dell'acqua gli mancò la forza di girare la chiave. Chi è che non ricorda le magnifiche parole da disgradarne Tirteo, e che il Byron stesso gli avrebbe invidiato: "gli avvenimenti, che questi due mesi hanno veduto con sì rapida vicenda succedersi ed incalzarsi non sono opera umana. Guai a chi in questo vento, che agita, schianta, e spezza i cedri e le roveri non ode la voce del Signore! Guai all'umano orgoglio se a colpa od a merito di uomini qualunque riferisse queste mirabili mutazioni, invece di adorare gli arcani decreti della Provvidenza, sia che si manifestino nelle vie della giustizia, o nelle vie della misericordia, di quella Provvidenza nelle mani della quale sono tutti i confini della terra! E Noi a cui la parola è data per interpretare la muta eloquenza delle opere di Dio, Noi non possiamo tacere in mezzo ai desideri, ai timori, ed alle speranze che agitano gli animi dei nostri figliuoli. E primo...." ma io dal gran piacere, che ne sento copierei tutta questa allocuzione papesca del 30 marzo 1848, e farei opera inane, imperciocchè tutta Italia ricordi come in essa il Papa tirata prima l'acqua al suo mulino esultando per le garbatezze usate in taluni luoghi ai preti, e contristandosi pei bistrattamenti che ne menarono in taluni altri benediceva a due mani le vittorie cittadine dei Milanesi, e dei Veneziani contro gli Austriaci; anzi ne accertava di ottima riuscita a patto che stessimo fermi a catena del prete.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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