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      - Il Francese scorbacchiato si partiva nè mai più si rivide. Gli Austriaci rinvenuto maggiore intoppo che non credevano, trassero milizie dalla Toscana come quelli a cui premono poco gli onori, moltissimo gli utili della vittoria. Incendiarono la polveriera di Santo Agostino con tale e tanto danno che dei prossimi fabbricati alcuni tracollarono, gli altri ne rimasero intronati: nel medesimo giorno ventotto case andarono in fiamme: tagliarono i condotti delle acque; affinchè un'oncia di cibo non s'insinuasse in città rigidamente vigilarono; l'ospedale dei feriti presero sopra tutti di mira; il cardinale arcivescovo mandava al Wimpfen per l'amore di Dio risparmiasse la città, fulminasse le fortezze; ma il soldato rispondeva attendesse a pregare pure Dio, quanto a lui dovere apportare al nemico il maggiore danno che potesse. Certo non erano gli Anconitani ridotti a vedere i guerrieri attriti dalla inedia giacersi per terra, e la razza delle donne che spartivano il latte fra il proprio figlio, e il soldato perchè si rinfrancasse e tornasse a pugnare non ci era più. Dopo ventisette giorni Ancona capitolava; le sue chiavi ingrommate di sangue portò un tedesco a Pio IX a Gaeta, e Pio IX ricevendo da mani tedesche coteste chiavi esclamava: "dopo Dio avere posto ogni sua fidanza nell'Austria." Di Dio non so, nè credo, nell'Austria sì, annodati insieme da comuni interessi i quali di presente essendo venuti meno il Papa all'Austria sostituiva la Francia. A Roma diede Ancona il delitto, ne conservò il dominio co' tradimenti e con le morti; ed ora che la giustizia di Dio gliel'ha tolta di mano empie il mondo di guaiti: che il lupo urli per fame s'intende, per naturale istinto ha bisogno di sangue, ma che il prete smanii perchè gli manchino popoli a trucidare non s'intende: le vittime di sangue abolì Gesù Cristo.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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