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      Il Cernuschi e il Lombard andarono in campo dove udirono proporsi una maniera di rappresentanza scenica mercè la quale aveva a stabilirsi, che dopo aperta la breccia, e salvo a questo modo l'onore soldatesco Roma si arrendesse: risposero, che i popoli si ammazzano col ridicolo, ma caduti nel sangue risorgono. Accettabili simili temperamenti pei Francesi, per gl'Italiani contennendi, e abominati. Dopo l'Oudinot tentava nuovo assalto di viltà il Corcelles, gli rispose il Mazzini, e fece male; con nessuno valsero mai ragioni, e meno che con altri co' Francesi quando si sentono in dieci contro uno.
      Cessate le frodi ritornano le violenze: già i Francesi stavano presso un sessanta passi ai Bastioni primo e secondo, le Batterie per abbattere il Vascello, e le case circostanti erano compite; trentacinque cannoni, e più gli altri, che come avvertimmo, fornì il Re di Napoli si trovavano in punto di fulminare le mura; nè basta, anco i mortai in procinto d'incominciare il fiero lavoro, che di vero incominciò e terribile; nè si creda, che i Francesi rispettassero gli Ospedali, o i Musei; venivano giù le palle senza misericordia; forse un giorno i Francesi diventeranno civili, per ora si contentano dirlo. Le mura di Roma non potevano resistere, sarebbe stato buona provvidenza terrapienarle, ma non lo fecero, sicchè ruinavano, scheggiavansi, e i frantumi schizzanti provavano i nostri più dannosi delle palle; essi però non si sgomentavano, e quando vedevano le bombe precipitare urlavano: "ecco Pio IX!" Appena cadute con temerità piuttostochè con audacia saltavano loro addosso, e ne staccavano la spoletta, o la troncavano portandole con grande allegrezza al Garibaldi, il quale le pagava uno scudo l'una, sicchè, per questo modo, veniva al difetto delle munizioni a sopperirsi con quelle tolte al nemico.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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