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      Anco allo stesso Garibaldi accadde, che mentre visitava le difese una bomba gli cadesse forse dieci passi distante, fuggirono tutti, egli rimase imperturbato e solo; per ventura scoppiando lo coperse di terra senza fargli altro male; allora gli si strinsero tutti alla vita gridando con immenso entusiasmo: "viva Garibaldi!"
      In quei giorni il capitano Castelnau recatisi a bordo del Magellano buona quantità di soldati si recava a sobbissare la fonderia di Porto Anzo, la quale cosa gli venne molto agevolmente conseguita; sovvertì le fabbriche, ed inchiodò i cannoni; fatto questo, ripartiva per Civitavecchia portando seco ottocento palle di vario calibro, e novemila libbre di mitraglia; ed anco questo stroppio accadde per imprevidenza, dacchè ogni qualunque soldato comecchè mediocremente esperto avrebbe avvertito di tenere le polveriere, gli arsenali, i magazzini insomma delle cose necessarie alla guerra in parte dove il nemico non potesse agguantarle con subita scorreria.
      La procella del fuoco, e del ferro imperversa più furiosa che mai, ad onestare la barbarie i Francesi penseranno più tardi, e poi facile impresa è per loro perpetuamente mentire; muoiono combattenti, muoiono non combattenti, cittadini inermi, vecchi, donne, e fanciulli; il tempio della Fortuna virile è manomesso, guasto il dipinto dell'Aurora di Guido Reni, e gli altri del Pinturicchio, e del Domenichino. I nostri quanto potevano facevano; anzi sopra le altre preclara l'opera degli artiglieri, i quali non mai domandavano sollievo non che sollazzo; tranquilli, taciturni surrogavansi a vicenda, i vivi venivano a riempire i vuoti, che lasciavano i morti senza osservazione, o lamento.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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