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      Certo di questa maniera concetti non mulinano nel capo delle macchine tirate su a suono di raspa dalla obbedienza cieca, e passiva: e ci somministra argomento di riso la gagliofferia di coloro, che mentre imbestiano l'uomo più delle bestie pretendono poi che per la Patria dieno il sangue, e la vita; arrogi di rincalzo, che la Patria per questi non si deve capire come la comprendiamo noi, bensì Patria ha da essere un'uomo, che spesso la vera Patria strazia, e sempre la risucchia, togliendo per sè solo quello che diviso basterebbe a quattromila famiglie: nè quì finisce, chè la ricchezza smodata come corrompe chi la gode così è causa che altri si corrompa: ed invano il consorzio umano si affatica sanarsi, finchè gli duri perenne il fradicio in corpo. Perdonsi a tagliuzzare le fronde, e aborrono capire, che con l'accetta si vogliono dare colpi a due mani nel ceppo.
      Certo i luoghi esercitano virtù grande su le menti, nè l'uomo può mostrarsi vile a Maratona, o a Roma; e credo anch'io che dalla terra, e dall'aria romane venisse un senso, che valse a mutare pochi giovani imperiti di milizia in eroi prestanti a resistere alla forza materiale di eserciti meglio agguerriti del mondo; i quali tanto più fieno argomento di eterna maraviglia quando tu pensi, che speranza di vincere ormai più non avevano; di aiuti dagli amici di Francia erano sfidati; come se non bastasse la Francia stavano lì pronte a sovvenirla le monarchie di Austria, di Napoli, e di Spagna; e tuttavia essi si mantennero uniti allo scopo di chiarire i posteri come i presenti che dove la Libertà è il retaggio, che il popolo difende, la impresa può annegare nel sangue, nella viltà non mai.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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