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      Alla gente del Gorini richiamata dentro Roma la mattina del 21 surrogarono alcune compagnie di soldati di linea; perdute le breccie verso la mezzanotte di nuovo la spingevano verso la porta di San Pancrazio; le ordinavano presidiasse la villa Spada e la difendesse; potendo ripigliasse la villa Barberina, ma prima ne aspettasse il comando: non se lo fece dire due volte, e appena giunta incominciò a fioccare moschettate alla dirotta contro i Francesi annidiati nella villa Barberina: quando appena si fu messa un po' di luce la gente domandava con alti gridi la conducessero allo assalto; ella vedeva pur troppo, che dal riacquisto di coteste linee pendevano la vita o la morte di Roma, ma l'ordine di moversi non venne: intanto il nemico ultimò le sue opere di difesa, e i nostri in cotesta avvisaglia senza costrutto andavano stremandosi con danno irreparabile. -
      Le storie delle battaglie vanno piene di singolari presentimenti palesati intorno alla propria morte da coloro, che in effetto perirono; forse ciò avviene perchè quando la morte presagita tiene dietro al presagio la gente ne serba conto, mentre in caso diverso passa inavvertito, o ne omette il ricordo; tuttavia confesso, che vi hanno successi nel mondo dei quali è difficile per non dire impossibile rendere ragione: adesso vuolsi sapere come certo Giuseppe Magni da Milano sergente parlando in quel giorno della battaglia del 3 giugno ebbe a notare: "cotesto fu il dì dei caporali (e di vero assai ne morirono allora) oggi viene quello dei sergenti, ed io sarò tra i morti," e così accadde: dopo non bene un quarto di ora colpito di palla nella fronte periva; indi a breve pari sorte toccava a Carlo Ramesi: tale ugualmente auspicava di sè un Vigoni di Pavia, che incamminandosi verso Roma diceva ai compagni: "là una delle prime palle mi aspetta;" e come disse avvenne.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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