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      Anco l'Avezzana tanto acceso da prima per assalire, all'ultimo, dato spesa al suo cervello convenne, che bisognava smetterne il pensiero. E se la mattina non fu creduto spediente assalire con milizia scorata, e con le breccie così alla lesta difese, peggio poi era da tentarsi la sera imperciocchè le milizie a quell'ora non avessero avuto causa da rinfrancare gli spiriti, e le difese del nemico fossero state con celerità pari alla molta perizia compite in formidabile maniera.
      Anch'io bene ponderati i fatti giudico, che gli assalti con tanto ardore caldeggiati dal Mazzini ad altro non avrieno messo capo, eccetto che a sperpero lacrimabile di sangue umano; al Garibaldi nè allora nè mai venne meno il cuore, e penso, che quando egli diceva: "non ci è più rimedio," potevano credergli senz'altro: non nego lo impeto, e se vuoi il furore del popolo romano di trarre in massa all'assalto, ma contro parapetti, e trincee irte di cannoni, e munite da bersaglieri schermiti, e nei tiri infallibili furore non rileva; ed io pur pensando, che sdrucio avrebbe fatto in cotesto popolo spesso una scarica di cannonate rabbrividisco. Il Mazzini confida troppo, anzi io conobbi a prova, che a lui piace esagerare le forze così morali come fisiche, ch'egli può allacciare pel compimento dei suoi disegni, nè ama cui lo chiarisce del vero; forse per la necessità del suo compito a lui importa credere, che quello che immagina sia: se ciò deva lodarsi o riprendersi mi passo da giudicare; solo mi stringo a dire, che piace a me metodo diverso, anzi contrario.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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