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      Ai nostri cannonieri comandavano un tenente Sortari, un maresciallo Grimaldi, e un brigadiere Maccaferri: assisteva Garibaldi: in breve una nuvola di polvere coperse le opere nemiche, ma egli aguzzando gli occhi conobbe volare frammenti all'aria di carretti fracassati; non istettero due ore, che i cannoni de' francesi ridotti a tacere fecero abilità ai nostri d'infestare per la giornata intera le gole dei Bastioni francesi. Onde la gente abbia contezza del come i Francesi spesseggiassero con le bombe basti dire, che nel corso della notte 20 ne caddero nella Batteria del Pino: mentre Garibaldi, Avezzana, Manara ed altri stavano consultandosi una bomba cadde loro allato, e scoppiò: quantunque veruno di essi si gittasse giù in terra (e forse non ci pensavano) tutti rimasero illesi. "Le sentinelle per le bombe non si turbavano, solo avvertivano: "ragazzi ecco una bomba!" E con iscede infinite l'accoglievano; cacciato via il Garibaldi dalla villa Spada aveva stabilito il suo domicilio fra il terzo e il quinto cannone della Batteria a destra; bastò un'ora a costruirgli la casa composta di alcune stoie fitte su quattro lancie piantate in terra; fin costà andavano a visitarlo le gentildonne romane, e a questi giorni mentre ei ci s'intratteneva sotto in compagnia di due dame, una bomba ruinando dall'alto mise in fascio la casa, e ospite ed ospitate ricoperse con un mucchio di terra; il Generale le accomiatò, comecchè repugnassero, e da quel giorno in poi per amore di schivare sventura non consentì, che più oltre lo visitassero.


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Lo assedio di Roma
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Zecchini Livorno
1864 pagine 838

   





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