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      Il Maestro era affatto disperato.
      Cosė un profondo silenzio, solo interrotto dal rumore dei remi, o del vento fremente per entro le vele, regnava su la galera. Il quarto giorno di navigazione su l'ora di nona Carlo sentendosi trasportato con molto maggiore velocitā che nei tre precedenti, se ne andō a passeggiare su la coperta. Non vi trovava persona, meno il timoniere, che colla mano al timone e gli occhi intenti alla bussola (invenzione che i Francesi contendono al nostro Gioia amalfitano51, poco tempo innanzi quell'epoca adoperata nei viaggi di mare), pareva non badargli poco nč punto. Carlo con le braccia sotto le ascelle si mise a percorrere da poppa a prua; nč, per quanto i suoi passi fossero fragorosi, che per antica usanza soleva sempre portare l'arme, nč per fermarsi all'improvviso dinanzi al timoniere, nč per battere con impazienza del piede sopra lo intavolato, pervenne mai a fargli alzare la testa. Questa osservazione, pių e pių volte ripetuta, lo rendeva curioso di sapere chi fosse: tornato indietro, s'incontra nel Maestro che canterellando sotto voce si dirigeva appunto alla volta del timoniere: onde subitamente chiamō: "Vassallo!" e proseguiva il cammino.
      Il Maestro, cavato il berretto, curvata la persona in atto ossequioso, gli tenne dietro alla distanza di due o tre passi, dicendo: "Monsignore."
      Carlo non rispondeva: giunto alla estremitā della galera, toltasi la destra di sotto l'ascella, apri l'indice e il pollice, e v'inchinō il mento, distratto da nuovo pensiero.


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La battaglia di Benevento
Storia del secolo XIII
di Francesco Domenico Guerrazzi
Le Monnier Firenze
1852 pagine 699

   





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