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      Un poeta a considerare quel pianto sotto quelle ciglia irsute scendere per un viso adusto e di dure sembianze, quale era quello di Ghino, avrebbe súbito trascorso col pensiero ai versi di Omero, nei quali egli paragona il pianto di Agamennone
      .......... a cupo fonte,
      Che tenebrosi da scoscesa rupeVersa i suoi rivi........... 81"
      Le principali passioni di questi nostri personaggi, dove potessimo significare mediante la favella, non sarebbero degne di qui riferirsi; esse non pure assorbivano ogni altra potenza dell'anima, ma sforzavano talmente quella destinata a riceverne gl'impulsi, che un poco più che si fosse tesa rompevasi col danno di certissima morte. Non fiatarono, e pure quello amplesso muto disse più di quello che eglino avrebbero potuto esprimere in diversa maniera: l'uno non chiese, e l'altro promise; questi accettò, e quegli non proferse; in somma moti secreti di natura purificata che il volgo non potrà mai concepire, e dalla storia dei quali vuolsi tenere lontano quanto dai misteri del Santuario.
      Dunquedopo lungo tempo cominciava messer Ghino "è irremovibile volontà vostra partire senza dimora?"
      È.
      Terreste alcuno dei miei in vostra compagnia?
      Rogiero gli strinse la mano, e fissò i suoi negli occhi di lui, il quale atto valse un ringraziamento; dipoi soggiunse: "Messer Ghino, lo stato che adesso mi torni meno gravoso nella vita mi sembra la solitudine."
      Sia fatta la vostra volontà. I miei passi son rivolti al Regno; terrò le stanze alle falde dei monti di Arpino presso le sponde del Garigliano, sopra il terreno una volta occupato dal valore dei Saracini; – quel terreno io considero come retaggio paterno, perchè appartenente ad una schiatta perseguitata e infelice: quivi, voi lo sapete Rogiero, vivrà un cuore di cui il penultimo sospiro sarà per Dio, l'ultimo per voi, e un braccio che combatterà in vostra difesa, finchè potrà sostenere peso di spada: solo che non mi chiamate contro Manfredi: – io potrò bene stendere la destra sopra la brace accesa, non già inalzarla contro colui che ho cominciato ad amare.


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La battaglia di Benevento
Storia del secolo XIII
di Francesco Domenico Guerrazzi
Le Monnier Firenze
1852 pagine 699

   





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