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      Vogliamo forse aspettare gli estremi danni per levarci dal collo il vituperoso giogo di Manfredi? Non bastano i baronali privilegii soppressi? non i balzelli forzati? non le nostre case espilate? non quelle di Dio contaminate?"
      Non le mogli sedotte?
      – qualcuno si avvisò di aggiungere.
      Chi è colui che ha parlato di mogli? Che si vuol dire egli con le mogli?
      – gridò concitato a rabbiosissimo sdegno il Caserta.
      Io l'ho detto così per dire, e per aggiungere un torto a quelli che avete annoverati.
      Il Conte mutò di colore, cadde riverso su la sedia, dalla quale era sorto per meglio mostrarsi infiammato nell'orazione, nè per quanto si sforzasse potè continuare, onde comandava al Cerra, che gli sedeva a canto, ordinasse i consigli.
      Il vecchio, che la sera antecedente aveva con tanta aggiustatezza di senno favellato, senza altro invito aspettare levatosi in piedi, e riguardati gli astanti con un certo piglio di superiorità, cominciava: "Dacchè vogliono i fati che per noi si debba adoperare uno espediente infame per ottimo fine, confortomi di questo, che la virtù pubblica fu sempre figlia, più tosto che madre, della libertà, e che sì come da fetida erba nascono odorosissimi gigli, così possano derivare dal tradimento sante provvisioni pel felice stato dei popoli, per la contentezza di tutti. Ora poi, siccome noi non odiamo l'uomo per sè, ma pel grave giogo col quale ci opprime, mio consiglio sarebbe che nella esecuzione dei nostri progetti nessuno odio privato, nessuna nimicizia particolare intervenisse, onde i nostri posteri vedano che se usammo i mezzi vili, ciò fu perchè la necessità ci allontanò dai generosi, e la necessità estimasi somma escusatrice dei fatti scellerati; anzi, pensando meglio, confido che sia per ridondarcene lode, come quelli che solo costanti in ben fare tenemmo in niun conto i beni della opinione.


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La battaglia di Benevento
Storia del secolo XIII
di Francesco Domenico Guerrazzi
Le Monnier Firenze
1852 pagine 699

   





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