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      Ora poichè è morto, perchè digiunerei io? Forse potrò revocarlo indietro? Io andrò sempre più verso di lui; ma egli non verrà più verso di me....(59)
      La pelle di Beatrice a cotesta tremenda ipocrisia fremè di un brivido doloroso.
      - Ma dunque, via, gridarono a coro tutti i convitati: toglieteci dall'ansietà. Ci tarda entrare a parte della vostra allegrezza con conoscenza intera.
      - Nobili amici! Se voi aveste detto ci tarda soddisfare questa nostra curiosità, che ci arrovella, voi avreste favellato certamente più credibile, forse più sincero. - Comunque sia, voi vi affaticate invano; chè io non intendo guastare la mia buona notizia sopra corpi digiuni. Mai no; Iddio manda le rugiade a mattino e a sera sopra i calici dei fiori disposti a raccoglierle, non già a mezzogiorno sopra pietre riarse. Preparatevi prima co' doni di Cerere e di Bacco, come direbbe un poeta laureato, e poi udirete il mio annunzio, l'evangelo secundum Comitem Franciscum Cincium. A mensa, dunque; nobili amici, a mensa.
      - Signora Lucrezia, sussurrò Beatrice nell'orecchio alla matrigna, - oh qualche terribile infortunio ci pende sopra la testa! - I suoi sguardi non ischizzarono mai tanta malignità quanto oggi. Egli rideva come la faina, quando ha cacciato i denti nella gola del coniglio per succhiargli il sangue.
      - Dio mi perdoni; non so neppure io da che cosa provenga, ma le gambe tremano anche a me.
      - Chi vi ha detto, signora madre, che mi tremino le gambe? A me le gambe non tremano, nè l'anima. -
      E sedettero a mensa: il Conte Cènci a capo della tavola, secondo il costume, che allora correva, di dare al padrone di casa il posto più onorevole; a canto, distribuita a destra e a mancina, teneva la propria famiglia; succedevano poi i convitati come il maggiordomo li distribuiva, osservato il grado di dignità d'ognuno di loro.


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Beatrice Cènci
Storia del secolo XVI
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Vannucchi Pisa
1854 pagine 814

   





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