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      - Ella spinse fuori dalla gola un grido - uno solo - ma così desolatamente acuto, così stridentemente disperato e selvaggio, che le viscere degli spettatori si sentirono trafitte come da una spada. - Avrebbero voluto aiutarla, e ne consultavano i pratici; ma i vecchi, con la tremenda pacatezza romana, sporto il labbro inferiore, le braccia incrociate sul petto, guardavano obliquamente lo incendio, e dicevano: Non ci possiamo far nulla; acqua non basta; e, a meno di essere diavoli dello inferno, in coteste fiamme non si entra. Sapete, che cosa resta a fare? Vedere spengersi il fuoco da se, e poi suffragare quelle povere anime uscite dal mondo senza sacramenti.
      Ora è da sapersi come Luisa Cènci, persuasa dalla gelosia, travestita da uomo erasi aggirata da più notti, ed anche in cotesta si aggirava intorno alla casa del falegname per sorprendere suo marito; ma fino a lì eranle tornate le speculazioni inutili. Nonostante ciò neppure per ombra piegava la mente al dubbio, che altri l'avesse tratta in inganno; ma sì piuttosto molinava coi suo cervello, che forse Giacomo non vi praticasse di notte, o che gli amanti convenissero altrove, o in quel momento fossero corrucciati: insomma; ingegnosa a trovare mille modi di tormentarsi con lo errore, anzichè consolarsi per la piana via della verità! Condizione tristissima degli uomini in generale, e delle donne in particolare, di compartire facilmente fede al male, e ritenere tenaci i concetti che si sono formati, comunque lesivi della propria dignità, o dannosi alla propria persona.


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Beatrice Cènci
Storia del secolo XVI
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Vannucchi Pisa
1854 pagine 814

   





Luisa Cènci Giacomo