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      Coteste erano veramente forche caudine.
      - Fermi tutti: - se muovete un passo siete morti! -
      Così si fece sentire una voce dall'alto, come folgore che rumoreggi per le nuvole; e la compagnia si fermò.
      I banditi, i bravi, e le guardie campestri, maniere di gente che assai rassomigliavano fra loro, come fu avvertito poco anzi, si mostravano quasi sempre osservatori fedeli della data promessa. Nè si creda già, che studio siffatto muovesse da sentimento generoso: tutto altro. Egli veniva dalla considerazione, che dove avessero mancato, cotesto loro mestiero diventava fallito; imperciocchè i Signori o avrebbero smesso le ribalderìe, che da loro si volevano mandate ad esecuzione, o avrebbero ricorso ad altri uomini e ad altri provvedimenti: sicchè essi ponevano nella sciagurata loro vita lo impegno medesimo, che il buono artefice mette a riportare un lavoro puntuale per mantenersi il credito e lo avventore. Indotte da questo, le guardie campestri di scorta al Conte Cènci non fuggirono; e il caporale, fattoglisi dappresso, gli favellò:
      - Eccellenza, che abbiamo a fare?
      - Il leone è caduto nella fossa...
      - Se ci muoviamo ci ammazzano come cani senza difesa, e senza vendetta.
      - Lo vedo; qui forza non vale. Entrate a parlamento; guardiamo se l'arte giova, e procurate capitolare co' banditi...
      - Oe, gridò il caporale, da quando in qua cane mangia carne di cane?... Fin qui credeva, che dai confetti di piombo e dalle nozze di canapa in fuori non avessimo a correre altri pericoli...
      E gli fu risposto:


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Beatrice Cènci
Storia del secolo XVI
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Vannucchi Pisa
1854 pagine 814

   





Conte Cènci