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      Soprattutto a lui talenta la fama di benigno; e davvero, qual è nel nome, così nei fatti vuol dimostrarsi Clemente. Non mi sforzate, via, signora Beatrice, ad usare rigore; considerate che i tormenti da voi, mio malgrado, patiti sono quasi piaceri in paragone delle atroci torture (e qui lasciò libero il corso alla voce arrotata) che la giustizia riserva contro i contumaci ostinati.
      - Perchè mi tentate? - rispose Beatrice pacatamente. Come se non vi paresse abbastanza la facoltà di straziarmi il corpo, perchè v'industriate ad avvilirmi l'anima? Queste sono le parti del demonio, non quelle del giudice, o almeno una volta non lo erano. Il mio corpo è vostro... la forza feroce lo pone in balìa di voi... a posta vostra straziatelo; - l'anima il mio Creatore mi diede ben mia, e questa, anzichè lasciarsi sbigottire dalle vostre minacce, o prendere dai vostri blandimenti, mi conforta a sostenere più di quello che voi non possiate tormentare.
      Le sopracciglia del Luciani si strinsero come tanaglia; e percuotendo con ambo le mani aperte sopra la tavola, urlò furiosamente:
      - Ad torturam... ad torturam capillorum... Dov'è mastro Alessandro? Egli dovrebbe trovarsi sempre presente al tribunale quando presiedo io(158).
      - Egli ha dato un salto fino a Baccano per faccende di mestiere, con ordine superiore; ed ha lasciato detto che tornerebbe in giornata.
      - Al maggior uopo tutti mi lasciano solo. A voi dunque, Carlino, che so che siete un giovanotto per bene; fatevi onore adesso.
      Queste parole volgeva il Luciani allo aiutante del boia, il quale replicava ingenuo, stropicciandosi le mani:


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Beatrice Cènci
Storia del secolo XVI
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Vannucchi Pisa
1854 pagine 814

   





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