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      Quasi sempre, a vero dire, imbroccava del segno; ma se mai errava, non ci era più rimedio; conciossiachè facendo seguitare subito la idea dalla esecuzione, veniva a chiudersi la strada di tornare indietro. Finalmente, come l'amen in fondo degli oremus, penso anche ai ducati del Guerra. Avrebbe voluto non averli presi; ma ormai che presi gli aveva, gli rinchiuse dentro lo scrigno; e subito dopo, pronto e fedele, si mise in moto conducendosi ai palazzi dei cardinali Sforza e Barberini, i quali trovò confortatori nell'assunta impresa, ed a sovvenirlo col proprio credito dispostissimi. Con esso loro concertò il colloquio col cardinal nepote Cinzio Passero, non menochè le cose opportune a toccarsi in faccenda così dilicata; ed eglino, studiosi di giovare ai Cènci, si offersero, come fecero, aspettare alla posta assegnata, dentro una carrozza senza stemma, lo esito dello abboccamento, per agire poi con ispeditezza a seconda dei casi.
     
     
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      Il Luciani, il quale pel fastidio dello attendere brontolava come mastino a catena, sentì chiamarsi allo improvviso per nome; e levate le ciglia in alto, vide apparire un camerario, che gli disse:
      - Signor Giudice, sua Eminenza vi dà commiato, e vi ordina per ora sospendere ogni procedura: in seguito ordinerà.
      E queste parole il camerario gli disse superbamente, imperciocchè i servi per ordinario posseggano l'odorato più sottile dei segugi per distinguere quando una persona è in fiore, quando è matura, e quanto sta per cascare dalla grazia del padrone.


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Beatrice Cènci
Storia del secolo XVI
di Francesco Domenico Guerrazzi
Tipografia Vannucchi Pisa
1854 pagine 814

   





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