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      GIBBON, Decadenza ec., vol. VI.
     
      Egli cadde; ma pure ieri fu re! ed armato a combattere contro ai re. Ed ora tu sei una cosa senza nome, - abietta, - e nonpertanto viva! E questi č l'uomo dai mille troni? Questi colui che seminō la terra di ossa nemiche? E puō egli sopravvivere cosė? Dopo lui, che salutammo follemente stella mattutina, nč uomo mai, nč demone precipitava in tanta immensa miseria.
      Uomo malvagio, perchč la stirpe che ti stringeva le ginocchia flagellasti? Contemplando sempre te stesso divenisti cieco, e il fastidio di guardarti insegnasti.... Con tanto magnifica potenza, - potenza di salvare - l'unico dono che ai tuoi adoratori largisti č stato il sepolcro. - No; - prima della tua caduta gli uomini non potevano credere come tanta ambizione andasse congiunta a tanta bassezza!
      Gran mercč dello insegnamento; - egli varrā ad ammaestrare i futuri guerrieri, assai meglio che le sentenze della divina filosofia non facciano, siccome invano hanno fatto fin qui. Il fascino che occupava la mente degli uomini si č rotto, nč tornerā pių a prostrarsi davanti questi idoli della spada dalla fronte di bronzo e dai pič di creta.
      Il trionfo, l'orgoglio, e la gioia della battaglia, e la voce della vittoria scuotitrice della terra, erano l'alito della tua vita. Il brando, lo scettro, e il dominio che gli uomini, come se vinti da necessitā naturale, obbedivano, e co' quali si era oggimai addomesticata la fama, tutto č spento. Spirito tenebroso! oh quanto deve lacerarti amara la tua rimembranza!


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Scritti
di Francesco Domenico Guerrazzi
Le Monnier Firenze
1847 pagine 469

   





Decadenza