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      licato in sanguinoso scontro avvenuto tra cavalieri, procedeva scevro dell'arte vergognosa di odiare per calcolo, ed ora pių che mai gli sembrava biasimevole. Egli, in vero, non avrebbe pensato mai di perdonare ad uno dei vecchi Bardi, che traendo gių da cavallo suo padre l'ebbero a spengere di coltello; ma adesso avrebbe dannato la parte avversa a bando pių mite di prima, e in quanto al maladire una donzella dei Bardi - e questa donzella Dianora! - oh! l'anima sua differiva assai da quella del suo famigliare.
      Era grave ad Ippolito il pensiero di non potere vagheggiare l'amata donna in sua casa, chč gelosamente la custodivano i genitori, nč mai sola l'abbandonavano le amiche; pių grave la paura di non poterla rendere sensibile al suo amore; gravissima poi la melanconia che lo angustiava, meditando che gli verrebbe tolta da pių fortunato amante. Che dovea fare? A qual consiglio appigliarsi? Non gli si offriva un pretesto per iscriverle, nč sarebbe stata cosa prudente farle di notte tempo una serenata sotto le finestre, perchč oltre al manifestare la concetta fiamma, poteva in tanto scellerato secolo correre pericolo di vita. Si ristringeva dunque a passarle, quanto pių spesso poteva, sotto casa, e seguitarla quando usciva, mettendo ogni cura per attirarsi la sua attenzione, - come sarebbe nel prevenirla a dare la caritā al povero. Noi dobbiamo riferire come certa volta avvisasse di premere le zampe ad un cane, per mostrar poi quanta sollecitudine ponesse nell'aiutare la bestia.


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Scritti
di Francesco Domenico Guerrazzi
Le Monnier Firenze
1847 pagine 469

   





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