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      - Ella si avvisa parlare, - la nota imperfetta stava soppressa dentro la gola gonfiata; eppure parea che in quel cupo mormorio gemesse tutto il suo cuore traboccante. - Cessò, - di nuovo fece prova a parlare: allora la sua voce proruppe in un lunghissimo strillo, e cadde a terra piuttosto come pietra o statua rovesciata dalla base, similissima a cosa che non ebbe mai vita, - a un monumento della moglie di Azo, - che come quella vivente e colpevole creatura, di cui ogni passione era spina al delitto, e che pure non valse a sopportare la vergogna del delitto e la disperazione. Non pertanto ella vive; - subitamente si riebbe dallo svenimento di morte, ma appena alla ragione: - ogni sentimento era stato sforzato dall'intenso affanno, ed ogni fragile fibra del suo cervello, a guisa di corda di arco allorchè allentata dalla pioggia scaglia da parte l'errante quadrello, mandava fuori il pensiero solitario e salvatico. Il passato è un bianco, il futuro un nero con baleni di orribile traccia, simili ai lampi sul deserto sentiero quando le procelle di mezza notte imperversano nell'ira. - Ella fremeva... ella sentiva che una qualche gelida, profonda sventura le posava su l'anima; - rammenta che v'era una vergogna, - un peccato, - che qualcheduno doveva morire: - ma chi? L'è sfuggito; - ed ella respira? - Può questa essere sempre la terra sotto, il firmamento sopra, e gli uomini attorno? sono demoni costoro che guardano accigliati tale, agli occhi di cui avea fino ad allora ogni occhio sorriso di amore?


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Scritti
di Francesco Domenico Guerrazzi
Le Monnier Firenze
1847 pagine 469

   





Azo