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      Ci pareva di camminare sulle ceneri semispente di un focolare, e nell'aria secca ed infocata, il riflesso del sole accecava e le ombre si disegnavano dure, taglienti, nerissime. A sinistra, negli sbattimenti bianchi della luce meridiana, strizzando gli occhi si discerneva Verghereto, povero comunello perduto su questi monti ingrati cui gli annali Camaldolesi tentarono indarno di acquistar fama col supposto castello di Uguccione della Faggiola. E via via, per questa cenere maledetta che le acque pioventi trasformano in lisciva e portano al Savio, per questi declivi calcinati che franano ad ogni stagione, giungemmo alle falde del Monte Fumaiolo, nel povero villaggio di Monte Coronaro.
      Ci parve di entrare in un racconto di Edgardo Poe, in una delle fantasticherie malate dell'Hoffmann. Nelle case cadenti, nelle mura rugginose e sconnesse si spalancavano i vani neri delle finestre alle quali non si affacciava anima viva. Le stradicciole scoscese, arroventate sino al color bianco, erano deserte. Di quando in quando certe figure lacere e giallastre attraversavano i viottoli senza far rumore, a capo chino, come se pensassero a qualche mistero profondo, e incontrandoci non movevano nemmeno gli occhi, quasi non vedessero, non sentissero, assorte in una paurosa contemplazione. Altrove i fanciulli ci correvano incontro, i villaggi andavano a rumore per l'arrivo dei viaggiatori dai cappelli stravaganti, dalle uose bianche, dai bastoni spettacolosi; qui, niente. Pareva d'essere nel mondo dei sogni, in un mondo di forme senza densità, di spettri pensosi, lenti, muti, che passavano senza vederci e ci lasciavano come una strana impressione d'impassibilità, una penosa sensazione di fatalità indefinita.


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Brani di vita
di Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti)
Zanichelli Bologna
1908 pagine 487

   





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