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      E quello che è piú oltre, e' franzesi, se bene saranno disperati degli accordi ed accesi al passare ed invitati da noi, si raffredderanno molto quando vedranno cresciuto forze in grande quantitá allo inimico suo, ed a loro mancati quegli fondamenti de' quali arebbono sperato di valersi; dove se noi non facciamo questo accordo, questi imperiali staranno molto piú sospesi a manomettere Milano, el papa, fiorentini ed altri; e quando pure lo voglino fare, costoro avendo speranza della lega nostra, penseranno forse a difendersi, a che disperati di noi non potranno pensare; e se Cesare alla potenzia che ha in Italia aggiugne questi altri fondamenti, a noi non resta forma di poterci difendere.
      Lo accordo nostro gli dá adunche occasione di assicurare e stabilire le cose sue; e pel contrario el non si accordare lo tiene piú sospeso ed in aria, e non ci toglie la speranza che a qualche tempo non siamo soli. E se si dicessi che a ogni modo, benché noi non ci accordiamo, questi altri si staranno sempre a vedere, perché non si può sperare unione di italiani se el papa non se ne fa capo, e della timiditá ed irresoluzione sua abbiamo veduto tanti esperimenti, che oramai siamo chiari non si può farvi fondamento, io risponderei che oppressato Milano, el papa e fiorentini, noi restiamo certissimi che non possiamo avergli piú con noi. Ma insino che sono vivi, potrebbono pure venire degli accidenti che concorrerebbono con noi, in caso cioè che e' franzesi desperati delle pratiche di Spagna, si risolvessino al passare in Italia; perché allora io credo pure che el papa, a chi siamo certi che dispiace questa grandezza, gli parrebbe vedere el giuoco tanto sicuro che piglierebbe le arme; e quando non le pigliassi, la speranza di farlo dichiarare farebbe piú gagliardi e' franzesi ed ognuno a questa impresa, e costoro, dubitando di non essere anche offesi da quella banda, arebbono tanto manco animo e riputazione; dove se saranno giá perduti, né gli inimici nostri arebbono causa di temerne, né gli amici di sperarne.


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Discorsi politici
di Francesco Guicciardini
pagine 167

   





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