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      La ragione è che allora la cittá non aveva gustato la libertá ed el vivere largo, anzi, era sempre in mano di pochi, e però chi reggeva lo stato non aveva lo universale per inimico; perché a lui importava poco vedere lo stato piú in mano di questi, che di quelli. Ma la memoria del vivere populare continuata dal 1494 al 1512 si è appiccata tanto nel popolo, che eccetto quelli pochi che in uno stato stretto confidano di potere soprafare gli altri, el resto è inimico di chi è padrone dello stato, parendogli sia stato tolto a sé medesimo.
     
      155. Non disegni alcuno in Firenze potersi fare capo di stato se non è della linea di Cosimo, la quale anche a mantenervisi ha bisogno de' papati. Nessuno altro, e sia chi vuole, ha tante barbe o tanto séguito che vi possa pensare, se giá non vi fussi portato da uno vivere populare, che ha bisogno di capi publici; come fu fatto a Piero Soderini: però chi aspira a questi gradi, e non sia della linea de' Medici, ami el vivere del populo.
     
      156. Le inclinazione e deliberazione de' populi sono tanto fallace, e menate piú spesso dal caso che dalla ragione, che chi regola el traino del vivere suo non in altro che in sulla speranza d'avere a essere grande col popolo, ha poco giudicio; perché a opporsi è piú ventura che senno.
     
      157. Chi non ha in Firenze qualitá da farsi capo di stato, è pazzo a ingolfarsi tanto in uno stato, che corra tutta la fortuna sua con la fortuna di quello; perché è sanza comparazione maggiore la perdita che el guadagno. Né si metta alcuno a pericolo di diventare fuoruscito, perché non essendo noi capi di parte come sono gli Adorni e Fregosi di Genova, nessuno ci si fa incontro per intrattenerci; in modo che restiamo fuora sanza riputazione e sanza roba, e ci bisogna mendicare la vita.


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Ricordi
di Francesco Guicciardini
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