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      Ma essendo Federigo diventato acerrimo persecutore della Chiesa, e suscitate a' tempi suoi in Italia le fazioni guelfa e ghibellina, dell'una delle quali era capo il pontefice dell'altra lo imperadore, il pontefice, morto Federigo, concedette la investitura di questi regni a Carlo conte d'Angiò e di Provenza, del quale di sopra è stata fatta menzione, con censo di oncie seimila d'oro per ciascuno anno, e con condizione che per l'avvenire alcuno di quegli re non potesse accettare lo imperio romano; la quale condizione è stata poi sempre specificata nelle investiture; benché il regno dell'isola di Sicilia, occupato dai re di Aragona, si separò, dopo pochi anni, nel censo e nella recognizione del feudo, dalla ubbidienza della Chiesa. Ha anche ottenuto la fama, benché non tanto certa quanto sono le cose precedenti, che molto prima la contessa Matelda, principessa in Italia molto potente, donò alla Chiesa quella parte della Toscana la quale, terminata dal torrente di Pescia e dal castello di San Quirico nel contado di Siena da una parte, e dall'altra dal mare di sotto e dal fiume del Tevere, è oggi detta il patrimonio di San Piero; e aggiungono altri che dalla medesima contessa fu donata alla Chiesa la città di Ferrara. Non sono certe queste ultime cose: ma è ancora piú dubbio quello che è stato scritto da qualcuno, che Aritperto re de' longobardi, fiorendo il regno loro, gli donò l'Alpi Coccie, nelle quali dicono includersi Genova e tutto quello che si contiene da Genova insino a' confini della Provenza; e che Liutprando, re della medesima nazione, gli donò la Sabina, paese propinquo a Roma, Narni e Ancona con certe altre terre.


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Storia d'Italia
di Francesco Guicciardini
pagine 2094

   





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