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      Sperava pure avere a confermare l'animo di Cesare con la grandezza dell'offerte, e perché insino a ora non come alienato ma come confederato trattava seco delle occorrenze comuni; confortandolo trall'altre cose a non consentire che Bologna, città di tanta importanza, ritornasse nella potestà del pontefice. Del re d'Aragona e del re di Inghilterra non diffidava interamente; non ostante il procedere già quasi manifesto dell'uno e i romori che si spargevano della mente dell'altro, e con tutto che gli imbasciadori loro congiunti insieme l'avessino, prima con modeste parole e sotto specie di amichevole officio e dipoi con parole piú efficaci, confortato che operasse che i cardinali e i prelati del suo regno concorressino al concilio lateranense, e che permettesse che la Chiesa fusse reintegrata della città sua di Bologna: perché da altra parte, simulando lo inghilese di volere perseverare nella confederazione che aveva seco, e facendogli fede del medesimo molti de' suoi, credeva non avesse a tentare d'offenderlo; e l'arti e le simulazioni dell'Aragonese erano tali che il re, prestando minore fede a' fatti che alle parole, colle quali affermava che mai piglierebbe l'armi contro a lui, si lasciava in qualche parte persuadere che quel re non sarebbe cosí congiunto con l'armi manifeste agli inimici suoi come era congiunto co' consigli occulti. Nelle quali vane opinioni si ingannava tanto, che essendogli data speranza, da coloro che appresso a' svizzeri seguitavano le parti sue, di potersi riconciliare quella nazione se consentiva alla dimanda di augumentare le pensioni, pertinacemente di nuovo lo dinegò, allegando non volere essere taglieggiato; anzi, usando i rimedi aspri ove erano necessari i benigni, vietò che non potessino trarre vettovaglie del ducato di Milano: delle quali patendo, per la sterilità del paese, grandissima incomodità, sperava s'avessino a piegare a rinnovare con le condizioni antiche la confederazione.


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Storia d'Italia
di Francesco Guicciardini
pagine 2094

   





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