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      Ammessi nel concistorio, dimandorno genuflessi, con segni di grandissima umiltà, perdono al pontefice e a cardinali, approvando tutte le cose fatte da Giulio e nominatamente la loro privazione, e la elezione del nuovo pontefice come fatta canonicamente e dannando il conciliabolo pisano come scismatico e detestabile. Della quale loro confessione poiché fu estratta autentica scrittura e sottoscritta di loro mano, levati in piede, feciono riverenza e abbracciorono tutti i cardinali, i quali non si mosseno da sedere: e dopo questo, vestiti in abito di cardinali, furono ricevuti a sedere nello ordine medesimo nel quale sedevano innanzi alla loro privazione: ricuperata con questo atto solamente la degnità del cardinalato, ma non le chiese e l'altre entrate che solevano possedere, perché molto prima, come vacanti, erano in altri state trasferite.
      Sodisfece in questo atto, se non in tutto, almeno in parte, il pontefice al re di Francia; ma non gli sodisfaceva nell'altre azioni, perché sollecitamente procurava la concordia tra Cesare e i viniziani, come cosa per gli accidenti seguiti non difficile a ottenere: perché si credeva che Cesare, invitato dalle occasioni di là da' monti, inclinasse, per potere piú speditamente attendere alla recuperazione della Borgogna per il nipote, ad alleggerirsi di questo peso; e molto piú si sperava che lo desiderassino i viniziani, spaventati per la rotta de' franzesi e perché sapevano che il re di Francia, essendo imminenti molti pericoli al regno proprio, non poteva piú l'anno presente pensare alle cose d'Italia.


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Storia d'Italia
di Francesco Guicciardini
pagine 2094

   





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