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      Ma in questa sospensione e ansietà grandissima dell'animo, gli sopravenneno i conforti e offerte de' viniziani: i quali, costituiti nel medesimo timore di se medesimi, con efficacissima instanza si sforzavano persuadergli che, congiunti insieme, facessino calare subito in Italia diecimila svizzeri, e soldato una grossa banda di genti italiane si opponessino a cosí gravi pericoli; promettendo, come è costume loro, di fare per la loro parte molto piú che poi non sogliono osservare. Allegavano che i fanti tedeschi che erano stati alla difesa di Pavia, né avevano, già molti mesi, avuto denari, veduto che dopo la vittoria continuavano le medesime difficoltà de' pagamenti che prima, si erano ammutinati, avevano tolto l'artiglierie e fattisi forti in Pavia; che per la medesima cagione tutto il resto dello esercito di Cesare era sollevato e per sollevarsi ogni dí piú, non avendo i capitani facoltà di pagarlo: in modo che, armandosi e loro e lui potentemente, e si assicuravano gli stati comuni e si nutriva l'occasione che gli imperiali, impegnati in queste difficoltà e necessitati a tenere del continuo grosse forze alla guardia del re prigione, si disordinassino per loro medesimi. Aggiugnersi, che e' non era da dubitare che madama la reggente, in mano della quale era il governo di Francia, desiderosissima di questa unione, non solo farebbe subito cavalcare, a stanza loro, il duca di Albania con le sue genti e quelle quattrocento lancie del retroguardo che si erano ritirate dalla giornata a salvamento, ma ancora, con volontà di tutto il regno di Francia, concorrerebbe alla salute d'Italia con grossa somma di denari, conoscendo che da quella dependeva in grande parte la speranza della recuperazione del re suo figliuolo.


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Storia d'Italia
di Francesco Guicciardini
pagine 2094

   





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