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      E replicandosi, quanto, nella sicurtà pari dell'uno e dell'altro alloggiamento, togliesse piú la speranza del soccorso agli assediati nel castello di Milano il ritirarsi l'esercito a Marignano che se si fermasse a San Martino, rispose, con parole concitate, non volere, mentre che aveva in mano il bastone de viniziani, lasciare usare ad altri l'autorità sua; volere andare ad alloggiare a Marignano. In modo che l'uno e l'altro esercito, assai disonoratamente e con grandissimi gridi di tutti i soldati, potendo usare, ma per contrario, le parole di Cesare: - Veni, vidi, fugi - si condusse ad alloggiare a Marignano; con deliberazione del duca di stare fermo quivi insino a tanto che nel campo arrivassino non solo il numero di cinquemila svizzeri, a' quali si erano ristrette le promesse del castellano di Mus e del vescovo di Lodi (che nell'ora medesima che il campo si levava era arrivato con cinquecento), ma eziandio tanti altri che facessino il numero di dodicimila; perché giudicava non si potere fare piú fondamento nel castello di Milano, non si potere o sforzare o ridurre alla necessità di arrendersi quella città, per mancamento delle cose necessarie, senza due eserciti, e ciascuno da per sé sí potente che fusse bastante a difendersi da tutte le forze unite degli inimici.
      Cosí si ritirorno dalle mura di Milano gli eserciti l'ottavo di luglio; commovendo molti non solo l'effetto della cosa ma eziandio la infelicità dello augurio, perché il dí medesimo, di consentimento comune de' collegati, si publicava a Roma a Vinegia e in Francia, con le cerimonie e solennità consuete, la lega.


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Storia d'Italia
di Francesco Guicciardini
pagine 2094

   





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