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      Lo effetto fu che e' nostri furono rotti ed el commessario Guglielmo de' Pazzi ed el conte Rinuccio da Marciano governatore del campo si ritrassono, benché con pericolo grande, salvi in Santo Regolo. Ebbene Guglielmo universalmente imputazione grandissima, e fu in gran parte attribuita alla temerità sua, el quale volenteroso non solo in campo aveva consigliato lo appiccarsi, ma ancora insino quando era in Firenze aveva detto publicamente, e credo in consiglio o negli ottanta, che e' bisognava fare diguazzare le arme.
      Questa rotta fu da principio di disordine grandissimo, non solo in quello di Pisa, dove se e' nemici avessino voluto spendere e seguitare la vittoria non avevano contradizione alcuna, ma eziandio in tutta quella provincia; la quale tutto dí era infestata di scorrerie e prede da stradiotti albanesi, che condotti in Pisa da' viniziani, scorrevano ora in quello di Volterra, ora in Valdinievole, ora in verso San Miniato ed insino a Castello Fiorentino. Ma di poi sendo infiammati gli animi di tutti ed ingagliarditi nelle avversità, fatta conclusione di strignere e' pisani, fu condotto per nostro capitano generale Pagolo Vitelli dandogli di condotta, insieme con Vitellozzo suo minore fratello, credo trecento uomini di arme; cosí si rimesse in ordine el conte Rinuccio, riservatogli el titolo di governatore, benché con difficultà si accordassi di rimanere a' soldi nostri e volere e' Vitelli per superiori. Né era minore la caldezza del signore Lodovico, el quale doppo la giunta di messer Guido, consultate bene queste cose e fatta una dieta a Mantova circa alle pratiche di Italia, mandò buono numero di cavalli in quello di Pisa agli aiuti nostri sotto el signore di Piombino, messer Carlo degli Ingrati ed altri condottieri.


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Storie fiorentine dal 1378 al 1509
di Francesco Guicciardini
pagine 382

   





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