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      Entrata adunche la nuova signoria, cominciorono a migliorare le condizioni della città; in che s'ha a presupporre che, sendo el gonfaloniere uomo da poco e di poca qualità, ne erano capi Alamanno Salviati, Alessandro Acciaiuoli e Niccolò di Girolamo Morelli, e con questi aveva Alamanno tanta fede ed autorità, che si può dire lui governassi ogni cosa, e ciò che nacque di bene, nascessi prima per virtú ed opera sue e poi de' compagni. Costoro adunque, vòlti a difendere la libertà e lo imperio con franco animo, ed essendo el fondamento principale el fare danari, el primo dí che entrorono, comandorono a' capitani di parte guelfa vendessino certe mulina, e perché e' bisognava el partito de' loro collegi, de' quali la maggiore parte non era in Firenze, mandorono a dire a' capitani che cassassino gli assenti e traessino gli scambi; e cosí ubbidito e ragunati e' collegi, non si vincendo la provisione, comandorono loro non uscissino di quivi insino a tanto l'avessino vinta, in modo che e' furono necessitati al venderle, ed in pochi dí si venderono e vennesene in sul danaio.
      Posesi intanto un certo accatto a' cittadini piú ricchi, e perché molti non pagavano, la signoria comandò loro pagassino sotto pena di rapresentarsi al bargello, e cosí si riscosse la somma intera, non avendo e' signori alcuno rispetto a' parenti ed amici loro. E cosí riscaldavano con ogni vivacità le provisione della città, la quale ebbe sorte avere in quello tempo, si può dire per capo suo, uno simile a Alamanno, che era di natura viva libera e calda, e che aiutava el bene sanza rispetto alcuno, e da piacergli piú e' rimedi vivi e forti che altrimenti, come allora richiedevano e' bisogni publici, ne' quali era pericolosa ogni dilazione in modo che se el timone fussi stato in mano di qualche uomo che fussi proceduto adagio e con rispetti, ancora che fussi stato uomo prudente era pericolo che la città non gli perissi sotto.


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Storie fiorentine dal 1378 al 1509
di Francesco Guicciardini
pagine 382

   





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