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      Ma di poi venendone el re in Italia, lui e prima per lettere e di poi a bocca col re, per sua giustificazione sempre disse che lui non aveva saputo nulla di questo insulto, ma che era stata opera di Vitellozzo ed Orsini sanza sua participazione: di che nacque che comandando el re a Vitellozzo che venissi a Milano, lui impaurito non vi volle mai andare, allegando per scusa lo essere ammalato, e però el re si sdegnò molto forte contro a Vitellozzo e cominciollo a riputare suo capitale inimico.
      Arebbe avuto el re, per lo ordinario, desiderio che Vitellozzo e gli Orsini perissino, perché riputava essere utile a conservazione del suo stato che la milizia di Italia si spegnessi, e però, aggiuntoci questo odio particulare, vi era su molto infiammato; da altro canto, se bene si era adirato col papa e Valentino, non se ne fidava molto, pure per essersi inimicato come di sotto si dirà, nel reame cogli spagnuoli, pensava, riconciliandosi seco, potersene valere in quella provincia; e cosí da altro canto che se fussi suo inimico, gli potrebbe nuocere nelle cose del reame, e si farebbe forse una unione fra 'l papa, re di Spagna e viniziani, che lo metterebbe in assai pericoli. Per questo, sendone massime persuaso da monsignore di Roano, con chi el papa si manteneva assai faccendolo legato di là da' monti, ed esaltando e' sua nipoti alle dignità ecclesiastiche, si contrasse uno accordo ed una unione tra loro, lo effetto della quale fu che el re permetteva al Valentino insignorirsi di Bologna, di Perugia e di Città di Castello e lui gli prometteva nel reame tutti e' favori possibili.


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Storie fiorentine dal 1378 al 1509
di Francesco Guicciardini
pagine 382

   





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