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      Ed a questa opinione, che era forse ne' piú savi, faceva fede l'averne piú mesi innanzi mandato Giovanni a Vinegia e di poi menatolo seco a Vignone. Molto lo attribuirono che Bernardo, eziandio che fussi sanza sospetto, soportassi tanto male volentieri el gonfaloniere e modi sua, che per non avere questo dispetto in su gli occhi e discostarsi da questa passione, eleggersi el partirsi; a questo giudicio faceva fede la natura e modi sua, de' quali, perché fu uomo eccellente e qualche volta in riputazione grande, non sarà fuora di proposito dirne qualche cosa.
      Fu Bernardo Rucellai uomo di grande ingegno, di ottime lettere e molto eloquente, ma secondo el parere de' savi, di non molto giudicio, e nondimeno per la lingua per gli ornati ed acuti discorsi che faceva, per molte destrezze di ingegno, era universalmente riputato savissimo. Ma fu di una natura che, o perché gli aspirassi di essere lui capo e guide della città, o perché e' fussi amatore della libertà e desiderassi uno stato libero e governato da uomini da bene (ma con molte cose si apuntò, che era impossibile fermarlo altrimenti che di cera), non potette mai stare contento e quieto a alcuno governo che avessi la città. Era a tempo di Lorenzo cognato suo, e con grande autorità e credito, nondimeno impaziente cominciò a mordere le azioni sue, non però publicamente, ma con qualcuno e tanto che ritornava agli orecchi di Lorenzo, al quale dispiaceva assai, nondimeno perché l'aveva molto amato ed eragli cognato, lo comportava.


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Storie fiorentine dal 1378 al 1509
di Francesco Guicciardini
pagine 382

   





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