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      Vero o falso che sia, quel che si dice degli uomini occupa spesso altrettanto posto nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, quanto quello che fanno. Monsignor Myriel era figlio d'un consigliere del parlamento d'Aix: nobiltà di toga, dunque. Si raccontava di lui che suo padre, nell'intenzione di fargli ereditare la propria carica, gli aveva dato moglie prestissimo, secondo una consuetudine abbastanza diffusa tra le famiglie dei membri del parlamento. Malgrado quel matrimonio, si diceva, Charles Myriel aveva fatto molto parlare di sé. Ben fatto nella persona, sebbene di statura alquanto piccola, elegante, simpatico e intelligente, aveva speso tutta la prima parte della sua vita e nel bel mondo e negli intrighi amorosi. Sopravvenne la rivoluzione e gli avvenimenti precipitarono; le famiglie dei membri del parlamento, decimate, scacciate e perseguitate, si dispersero, e Charles Myriel, fin dai primi giorni della rivoluzione, emigrò in Italia, dove gli morì la moglie, d'una malattia di petto, contratta molto tempo prima. Non avevano figli. Cos'accadde, poi, nel destino di monsignor Myriel? Furono forse il crollo dell'antica società francese, la rovina della sua famiglia od i tragici spettacoli del '93, ancor più spaventosi per gli emigrati, che li vedevan da lontano, ingranditi dallo sgomento, a far germogliare in lui le idee di rinuncia e di solitudine? Fu colpito all'improvviso, nel bel mezzo d'una di quelle distrazioni e di quegli affetti che occupavano la sua vita, da uno di quei colpi misteriosi e terribili che giungono talvolta al cuore, uomo che le catastrofi pubbliche non avrebbero prostrato, pur infierendo sulla sua esistenza e sulla sua fortuna?


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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