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      Il sindaco della città andò a riceverlo alla porta del vescovado e lo guardò scendere dall'asino con uno sguardo scandalizzato; alcuni borghesi, intorno a lui, ridevano.
      «Signor sindaco e signori,» disse il vescovo, «vedo che cosa vi scandalizza. Voi state pensando che è soverchio orgoglio, per un povero prete, montare quella cavalcatura che fu già di Gesù Cristo; ma v'assicuro che l'ho fatto per necessità e non per vanità.»
      Nelle visite era indulgente e dolce, e predicava meno di quanto non discorresse; non metteva mai virtù alcuna sopra un piano inaccessibile, né andava mai a cercare troppo lontano i suoi ragionamenti ed i suoi modelli; agli abitanti d'un paese citava l'esempio del paese vicino. Nei cantoni dove si dimostrava durezza verso i bisognosi, diceva: «Guardate quelli di Briançon. Hanno dato agli indigenti, alle vedove od agli orfani il diritto di falciare i loro prati tre giorni prima di tutti e ricostruiscon loro gratuitamente le case, quando cadono in rovina. Per questo è un paese benedetto da Dio; durante tutto un secolo filato, non c'è stato un omicida.»
      Nei villaggi avidi di guadagno e di gruzzolo, diceva: «Guardate quelli dell'Embrun. Se un padre di famiglia, al tempo del raccolto, ha i figli sotto le armi e le figlie a lavorare in città, e sia malato o in qualche guaio, il curato lo raccomanda dal pulpito, e la domenica, dopo la messa, tutti gli abitanti del paese, uomini, donne e fanciulli si recano al campo del poveretto a mietere per lui; gli portano la paglia e il grano nel granaio.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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