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      Sembra ch'esso sia una specie d'essere con non so qual cupa iniziativa; si direbbe che quella costruzione veda, che quella macchina senta, che quel meccanismo capisca, che quel legno, quel ferro e quelle corde vogliano. Nella spaventosa fantasticheria in cui la sua presenza getta l'anima, il patibolo appare terribile e sembra partecipe di quello che fa. È il complice del carnefice: divora, mangia la carne, beve il sangue. Il patibolo è una specie di mostro fabbricato dal giudice e dal falegname, uno spettro che sembra vivere d'una specie di vita spaventevole, fatta di tutta la morte che ha dato.
      Perciò l'impressione fu orribile e profonda; l'indomani dell'esecuzione e per molti giorni dopo, il vescovo apparve accasciato. La serenità quasi violenta del funebre momento era scomparsa: l'ossessionava il fantasma della giustizia sociale. Egli, che di solito ritornava da tutte le sue azioni con così raggiante soddisfazione, pareva rimproverare qualcosa. Di tanto in tanto parlava fra sé e mormorava a bassa voce lugubri monologhi; eccone uno, che sua sorella intese e raccolse una sera: «Non credevo che fosse una cosa tanto mostruosa. È un torto assorbirsi nella legge divina fino al punto di non accorgersi della legge umana. La morte appartiene soltanto a Dio; con quale diritto gli uomini mettono mano a questa cosa sconosciuta?»
      Col tempo quelle impressioni s'attenuarono e forse si cancellarono. Fu tuttavia notato che il vescovo, da allora, evitava di passare nella piazza delle esecuzioni.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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