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      Sì, tanto l'uno che l'altro; nessuno m'ha voluto. Sono andato alla prigione, ma il carceriere non m'ha aperto; sono stato nella cuccia d'un cane e quel cane m'ha morsicato e m'ha scacciato, come se fosse un uomo: si sarebbe detto che sapeva chi ero. Sono andato lungo i campi per cercare un giaciglio sotto le stelle; ma non c'erano stelle ed ho pensato che sarebbe piovuto, che non c'era buon Dio che impedisse di piovere, e sono rientrato in città per trovare riparo sotto una porta. Là nella piazza, stavo per coricarmi sopra una panca di pietra, quando una buona donna m'ha indicato la vostra casa e m'ha detto: 'Bussa lì.' Ed io ho bussato. Che luogo è, questo? Siete albergatori? Ho denaro, un gruzzoletto: centonove franchi e quindici soldi guadagnati al bagno, col lavoro di diciannove anni. Pagherò; che m'importa? Ho denaro, sono stanchissimo, ho fatto dodici leghe a piedi, ho fame. Volete che rimanga?»
      «Signora Magloire,» disse il vescovo «mettete un'altra posata.»
      L'uomo fece tre passi e s'avvicinò alla lucerna che stava sulla tavola:
      «Badate,» disse, come se non avesse ben capito; «non si tratta di questo. Avete sentito? Sono un galeotto, un forzato; vengo dalla galera.» E levò di tasca un grande foglio di carta gialla, che dispiegò: «Ecco il mio passaporto. È giallo, come vedete, e questo basta per farmi scacciare dovunque vada. Volete leggere? Io so leggere: ho imparato in prigione, c'è una scuola per quelli che vogliono farlo: guardate che cos'hanno messo sul passaporto: 'Jean Valjean, forzato liberato, nativo di.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Dio Bussa Magloire Jean Valjean