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      All'improvviso i garretti gli si piegaron sotto, come se un'invisibile potenza l'avesse ad un tratto accasciato sotto il peso della sua coscienza malvagia, cadde spossato su una pietra, colle mani nei capelli ed il viso fra le ginocchia e gridò: «Sono un miserabile!»
      Allora il cuore gli si spezzò ed egli si mise a piangere. Era la prima volta che piangeva, dopo diciannove anni.
      Quando Valjean era uscito dalla casa del vescovo, abbiam visto come fosse estraneo a quello che era stato fino allora il suo pensiero e non si rendesse conto di quel che accadeva in lui. S'irrigidiva contro l'azione evangelica e le parole del vegliardo: «M'avete promesso di diventare onesto. Acquisto la vostra anima, la tolgo allo spirito di perversità e la do al buon Dio», che gli ritornavano in mente senza posa. Contrapponeva a quella celeste indulgenza l'orgoglio, che è in noi la fortezza del male. Sentiva indistintamente che il perdono di quel prete era il più forte assalto ed il più formidabile attacco dal quale fosse mai stato scosso; sentiva che, s'egli avesse resistito a quella clemenza, il suo indurimento sarebbe stato definitivo e che, se avesse ceduto, gli sarebbe occorso rinunciare a quell'odio del quale gli atti degli altri uomini avevano saturato l'animo suo da tanti anni e di cui si compiaceva; che stavolta bisognava vincere o esser vinto, e che la lotta, colossale e decisiva, era impegnata fra la malvagità e la bontà del suo animo.
      Fra tutti quei bagliori, egli camminava come un ubriaco. Aveva una esatta percezione, mentre camminava in quel modo, cogli occhi torvi, di quel che poteva risultargli dalla sua avventura di Digne?


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Valjean Dio Digne