Pagina (230/1886)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Penetrava di soppiatto, di sera, nelle case, e saliva le scale furtivamente; e un poveraccio, rientrando nella sua stamberga, trovava che la porta era stata aperta, forzata, anzi, nella sua assenza. Il pover'uomo si lamentava: «È venuto qualche malfattore!» Entrava, e vedeva una moneta d'oro, dimenticata sopra un mobile. «Il malfattore» sopravvenuto era papà Madeleine.
      Era affabile e triste, ed il popolino diceva di lui: «Ecco un ricco che non ha l'aria superba; ecco un uomo fortunato che non ha l'aria contenta.»
      Taluni sostenevano che fosse un personaggio misterioso e che nessuno era mai entrato nella sua camera, una vera cella da anacoreta, ammobiliata di clessidre colle ali e rallegrata di tibie incrociate e teste di morto. La diceria fu tanto divulgata, che alcune eleganti e maligne signore di Montreuil a mare si recarono un giorno da lui e gli dissero: «Signor sindaco, abbiate la bontà di farci vedere la vostra stanza; dicono che sia una grotta.» Egli sorrise e le introdusse immediatamente in quella «grotta», dove esse furono punite moltissimo della loro curiosità; era infatti una stanza mobiliata semplicemente con mobili di mogano, piuttosto brutti, come tutti quelli del genere e con una tappezzeria da dodici soldi. Le signore poterono notare soltanto due candelieri di forma antiquata, sul camino, forse d'argento, «poiché portavano il marchio del controllo». Osservazione, questa, piena di tutto il talento dei piccoli centri.
      Non per questo si cessò di dire che nessuno entrava in quella stanza e che era una caverna da eremita, una grotta da tregenda, un antro, una tomba.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Madeleine Montreuil