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      Esiste sempre, ma pesa soltanto sulla donna e si chiama prostituzione.
      Pesa sulla donna, ossia sulla grazia, sulla debolezza, sulla beltà, sulla maternità. E questa non è già una delle minori vergogne dell'uomo.
      Al punto di questo doloroso dramma al quale siamo giunti, nulla più resta a Fantine di quello che è stata un tempo. Divenendo fango, è diventata marmo: chi la tocca sente freddo. Passa, vi subisce e v'ignora, figura disonorata e severa: la vita e l'ordine sociale le hanno detto la loro ultima parola, le è capitato tutto quello che è possibile. Ha sofferto tutto, sopportato tutto, tutto provato, tutto patito, tutto perduto, tutto pianto; è rassegnata di quella rassegnazione che assomiglia all'indifferenza, come la morte al sonno. Non teme più nulla. Cada sopra di lei ogni nembo, passi su di lei tutto l'oceano, che cosa le importa? È una spugna imbibita.
      Almeno, ella lo crede; ma è uno sbaglio immaginarsi di potere stancare il destino e toccare il fondo di qualcosa.
      Ahimè! Che cosa sono, dunque, tutti codesti destini, spinti così alla rinfusa? Dove vanno? Perché sono così foggiati?
      Colui che lo sa vede tutte le tenebre.
      Ed è solo. Si chiama Dio.
      XII • GLI OZI DEL SIGNOR BAMATABOISV'è in tutte le piccole città (v'era in particolare a Montreuil a mare) una classe di giovanotti che si mangiano millecinquecento franchi di rendita in provincia, colla stessa aria colla quale i loro simili divorano a Parigi duecentomila franchi l'anno. Sono esseri della grande specie neutra: castroni, parassiti insignificanti, piccoli proprietarî di terra, un po' sciocchi e un po' spiritosi, che in salotto sarebbero dei tangheri, mentre si credono gentiluomini all'osteria; dicono i miei prati, i miei boschi, i miei contadini, fischiano le attrici a teatro per mostrare il buongusto, litigano cogli ufficiali della guarnigione per farsi vedere soldati nell'animo, cantano e fumano, sbadigliano e bevono, puzzano di tabacco e giocano al bigliardo e osservano i viaggiatori che scendono dalla diligenza; individui che vivono al caffè e pranzano all'albergo, hanno un cane che mangia gli ossi sotto la tavola ed un'amante che l'apparecchia; attaccati al soldo, esagerano le mode, ammirano la tragedia, disprezzano le donne, consumano fino all'ultimo i loro vecchi stivali, copiano Londra attraverso Parigi e Parigi attraverso Pont-a-Mousson, invecchiando nell'imbecillità senza lavorare né servire a nulla né fare gran male.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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