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      Lo credono ladrone perché sanno che è un forzato.»
      In un altro momento, gli venne l'idea che, qualora si fosse denunciato, si sarebbe forse tenuto conto dell'eroismo del suo gesto, della sua vita onesta da sette anni in qua, di quel che aveva fatto per il paese, e gli sarebbe stata accordata la grazia. Ma questa supposizione svanì prestissimo, ed egli sorrise amaramente, pensando che il furto dei quaranta soldi di Gervasino lo rendeva recidivo, che quella faccenda sarebbe certo riapparsa alla luce e che, a termini precisi di legge, l'avrebbe fatto passibile della galera a vita.
      Abbandonò ogni illusione, si staccò sempre più dalla terra e cercò la consolazione e la forza altrove. Si disse che bisognava facesse il suo dovere; che forse non sarebbe stato più infelice dopo averlo fatto che dopo averlo eluso; che se avesse lasciato fare, se fosse restato a Montreuil a mare, la sua considerazione, il suo buon nome, le sue opere, la deferenza, la venerazione, la sua carità, la sua ricchezza, la sua popolarità e la sua virtù sarebbero state condite con un delitto. Ora, che sapore avrebbero avuto tutte queste sante cose, unite a questa vergogna? Invece, compiendo il suo sacrificio, al carcere, al palo, alla gogna, sotto il berretto verde, al lavoro forzato, alla vergogna senza compassione si sarebbe accompagnata un'idea celeste!
      Infine, si disse ch'era necessario far così, che il suo destino era fatto a quel modo, ch'egli non era padrone di sconvolgere quanto era stato fissato in alto e che in ogni caso doveva scegliere: o la virtù all'esterno e l'abbominio intimo, o la santità interiore e l'infamia al difuori.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Gervasino Montreuil