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      Il disgraziato di cui andiamo raccontando la storia era rimasto vicino alla porta della sala nello stesso atteggiamento in cui l'aveva lasciato l'usciere. Attraverso alla sua meditazione, sentì che qualcuno gli diceva: «Il signore vuol farmi l'onore di seguirmi?» Era quello stesso usciere che gli aveva voltato le spalle un momento prima e che ora gli s'inchinava davanti, quasi fino a terra; contemporaneamente l'usciere gli consegnò il foglio, egli lo spiegò e, siccome era vicino al fanale, poté leggere:
      «Il presidente della corte d'assisi presenta i suoi rispetti al signor Madeleine
      Stropicciò il foglio fra le mani, come se quelle parole avessero avuto per lui un sapore strano ed amaro: e seguì l'usciere.
      Pochi minuti dopo, si trovava in una specie di studio intonacato, di aspetto severo, rischiarato da due candele collocate su una tavola dal tappeto verde. Aveva ancora nell'orecchio le ultime parole dettegli dall'usciere prima di lasciarlo solo: «Siete nella camera di consiglio, signore; avete solo da girare il pomo d'ottone di quella porta e vi troverete nella sala dei dibattimenti, dietro la poltrona del signor presidente.» Quelle parole si univano nel suo pensiero ad un vago ricordo dei corridoi stretti e delle tetre scale che aveva percorso allora allora.
      L'usciere l'aveva lasciato solo: il momento supremo era giunto. Cercava di raccogliersi, senza riuscirvi. I fili del pensiero si spezzano per l'appunto nell'ora in cui si avrebbe maggior bisogno di riattaccarli alle realtà della vita.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Madeleine