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      Ritto in piedi, altero e sfolgorante, metteva in mostra contro uno sfondo la sovrumana bestialità d'un arcangelo feroce; l'ombra terribile dell'azione che stava per compiere rendeva visibile nel suo pugno contratto il vago fiammeggiare della spada sociale; felice e indignato, teneva sotto il suo tallone il delitto, il vizio, la ribellione, la perdizione e l'inferno. Raggiava, sterminava e sorrideva; e v'era un'incontestabile grandezza in quel mostruoso san Michele.
      Javert, spaventoso, non aveva nulla d'ignobile.
      La probità, la sincerità, il candore, la convinzione, l'idea del dovere sono cose che, quando s'ingannano, possono diventare orrende; ma, anche se orrende, rimangono grandi. La loro maestà, propria della coscienza umana, permane anche nell'orrore. Sono virtù che hanno un vizio, l'errore; la spietata e onesta letizia d'un fanatico in piena atrocità conserva non so qual fulgore, tristemente venerabile. Senza ch'egli lo sapesse, nella sua formidabile felicità, era da compiangere al pari di qualunque ignorante che trionfi; nulla così straziante e terribile come quella faccia, sulla quale si dipingeva quel che si potrebbe chiamare tutta la cattiveria della bontà.
      IV • L'AUTORITÀ RIPRENDE I SUOI DIRITTIFantine non aveva più visto Javert, dal giorno in cui il sindaco l'aveva strappata dalle unghie di quell'uomo. Il suo cervello ammalato non si rese conto di nulla; solo, ella non dubitò ch'egli non fosse venuto per cercar lei. Non poté sopportare quel viso spaventoso e, sentendosi morire, si nascose il volto fra le mani e gridò con angoscia:


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





Michele Javert