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      Ogni qualvolta una forza immensa si dispiega, per far capo ad una immensa debolezza, fa pensare gli uomini. Ciò spiega i curiosi che abbondano nei porti, senza che neppur essi se ne spieghino il perché, intorno a codeste meravigliose macchine da guerra e da navigazione. Tutti i giorni, perciò, da mattina a sera, i moli, gli speroni e le gettate si popolano d'oziosi e di perdigiorno, occupati soltanto a guardare l'Orione.
      Era una nave malata da molto tempo. Nelle navigazioni anteriori, spessi strati di conchiglie s'erano ammassati sulla carena, al punto di fargli perdere metà della sua velocità; messo a secco l'anno prima, per raschiare quelle conchiglie, quella raschiatura aveva alterato la chiodatura della carena. All'altezza delle Baleari, il fasciame affaticato s'era aperto, e siccome a quei tempi il fasciame interno non era in lamiera, la nave aveva fatto acqua; poi era sopraggiunto un furioso colpo d'equinozio, che aveva sfondato sul fianco sinistro la polena e un portello, danneggiando anche l'incappellaggio delle sartie di trinchetto. In conseguenza di queste avarie, l'Orione era rientrato in Tolone, ancorandosi vicino all'arsenale. Era in riparazione, continuando ad essere in armamento; lo scafo non era stato danneggiato sul fianco destro, ma alcune tavole di fasciame eran schiodate qua e là, secondo l'uso, per lasciar penetrar l'aria nell'interno.
      Una mattina, la folla dei curiosi fu testimone d'un accidente.
      L'equipaggio era occupato a inferire le vele, quando il gabbiere incaricato di prendere la bugna della vela di gabbia volante, sul fianco destro, perdette l'equilibrio.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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