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      Alcuni uomini si riuniscono e abitano in comune. In virtù di qual diritto? Del diritto d'associazione.
      Si rinchiudono in casa propria. In virtù di qual diritto? In virtù del diritto che ogni uomo ha, di aprire e di chiudere la propria porta.
      Non escono. In virtù di qual diritto? In virtù del diritto d'andare e venire, che implica quello di restare in casa.
      E là, in casa loro, che cosa fanno?
      Parlano a bassa voce; abbassan gli occhi; lavorano. Rinunciano al mondo, alle città, alle sensualità, ai piaceri, alle vanità, agli orgogli e agli interessi; vanno vestiti di lana grossolana o di tela. Nessuno di essi possiede cosa alcuna. Entrando là, «chi era ricco si fa povero: quanto possiede, lo dà a tutti». Chi era chiamato nobile, gentiluomo e signore è uguale al contadino. La cella è identica per tutti; tutti subiscono la stessa tonsura, portano la stessa tonaca, mangiano lo stesso pan nero, dormono sulla stessa paglia e muoiono nella stessa cenere. Lo stesso sacco sulle spalle, la stessa corda intorno alle reni. Se è stato deciso di andare a piedi nudi, tutti vanno a piedi nudi; può esservi un principe e quel principe è un'ombra come gli altri. Non più titoli; perfino i cognomi sono scomparsi; essi portano solo un nome e sono tutti curvi sotto l'uguaglianza dei nomi di battesimo. Hanno dissolta la famiglia carnale, per costituire nella loro comunità la famiglia spirituale: non hanno più altri parenti, fuorché tutti gli uomini. Soccorrono i poveri e curano i malati; eleggono coloro ai quali ubbidiscono e si dicono fra loro «Fratello.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886