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      Aveva una figlia più che cinquantenne, non sposata, che strapazzava molto, quando era in collera e che avrebbe volentieri frustata; gli faceva l'effetto che avesse otto anni. Schiaffeggiava energicamente i suoi servitori e diceva: «Ah, carogna!» Una delle sue imprecazioni era: Per la pantofola di tutta la pantofoleria! Aveva singolari tranquillità: si faceva radere tutti i giorni da un barbiere ch'era stato matto e che l'odiava, perché era geloso di Gillenormand per via della moglie, graziosa barbiera civettina. Gillenormand apprezzava il proprio discernimento in ogni cosa e si dichiarava sagacissimo; ecco una delle sue frasi: «In verità, ho qualche penetrazione; sono capace perfino di dire, quando una pulce mi morde, da quale donna m'è venuta.» Le parole che pronunciava più spesso erano l'uomo sensibile e la natura; ma non dava a quest'ultima parola la grande accezione che la nostra epoca le ha reso, sebbene la faceva entrare a modo suo nelle piccole satire accanto al focolare. «La natura» diceva, «affinché la civiltà abbia un po' di tutto, le dà perfino dei campioni di barbarie divertente.» L'Europa ha qualche campione dell'Asia e dell'Africa in piccolo formato: il gatto è una tigre da salotto, la lucertola è un coccodrillo tascabile Le danzatrici dell'Opera sono selvagge rosee; non mangiano gli uomini, ma li rosicchiano. Oppure, incantatrici! li cangiano in ostriche e li inghiottono. I caraibi lascian solo le ossa, esse lasciano il guscio. Sono questi i nostri costumi: non divoriamo, ma rodiamo; non sterminiamo, ma artigliamo.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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