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      «Senza dubbio,» disse il nonno, «si sta fuorviando.»
      Si era creduto di notare ch'egli portava sul petto, sotto la camicia, qualche cosa appeso al collo con un nastro nero.
      VII • QUALCHE GONNELLAAbbiamo parlato d'un lanciere.
      Era un pronipote di Gillenormand dal lato paterno, il quale faceva, fuori della famiglia e lungi da tutti i focolari domestici, la vita di guarnigione. Il luogotenente Teodulo Gillenormand riuniva in sé tutte le condizione volute per essere quel che si chiama un bell'ufficiale; aveva «un vitino da signorina», un modo di trascinare la sciabola vittorioso e i baffi ad uncino. Veniva rarissimamente a Parigi, tanto che Mario non l'aveva mai visto, ed i due cugini si conoscevan solo di nome; Teodulo era, come abbiam detto, il favorito della zia Gillenormand, che lo preferiva, perché non lo vedeva mai. Non vedere una persona, permette di supporre in essa tutte le perfezioni.
      Un mattino, la signorina Gillenormand maggiore era rientrata in camera sua tanto commossa quanto poteva esserlo la sua calma. Mario aveva allora allora chiesto al nonno il permesso di fare un viaggetto, soggiungendo che faceva conto di partire quella sera. «Va'!» aveva risposto il nonno, e aveva aggiunto, in disparte, sollevando le sopracciglia verso l'alto della fronte: «Fuori di casa con recidiva.» La signorina Gillenormand era risalita nella sua camera molto imbarazzata, dopo aver gettato lungo la scale questo punto esclamativo: «È troppo!» e questo punto interrogativo: «Ma dove va, dunque?» Intravedeva qualche avventura amorosa più o meno illecita, una donna nella penombra, un appuntamento, un mistero, e non sarebbe stata malcontenta di appuntarvi sopra i suoi occhiali.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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