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      «Volete dire per il mio piacere, zia cara.»
      Teodulo l'abbracciò una seconda volta ed ella provò lo gioia d'avere il collo un po' spellato dalle gale dell'uniforme.
      «Fai il viaggio a cavallo, col tuo reggimento?» ella chiese.
      «No, zia. Ci tenevo a vedervi ed ho avuto un permesso speciale; la mia ordinanza conduce il cavallo ed io viaggio in diligenza. A proposito, debbo chiedervi una cosa.»
      «Quale?»
      «Mio cugino Mario Pontmercy viaggia anche lui?»
      «Come fai a saperlo?» chiese la zia, subitamente solleticata nel vivo della curiosità.
      «Quando sono arrivato, sono andato alla diligenza per fissare il posto.»
      «Ebbene?»
      «Era già venuto un viaggiatore a fissare un posto sull'imperiale; ho letto il suo nome sull'elenco dei viaggiatori.»
      «Che nome?»
      «Mario Pontmercy
      «Cattivo soggetto!» esclamò la zia. «Oh, tuo cugino non è un ragazzo posato, come te. Pensare che passerà la notte in diligenza!»
      «Come me.»
      «Ma tu lo fai per dovere, mentr'egli lo fa per dissolutezza.»
      «Cospetto!» fece Teodulo.
      A questo punto, alla signorina Gillenormand venne un'idea. Se fosse stata un uomo, si sarebbe battuta la fronte; invece apostrofò Teodulo: «Sai che tuo cugino non ti conosce?»
      «Lo so. Io l'ho veduto; ma egli non s'è mai degnato di notarmi.»
      «Dunque, viaggerete insieme.»
      «Egli sull'imperiale ed io nell'interno.»
      «Dove va la diligenza?»
      «Agli Andelys
      «Allora Mario va laggiù?»
      «A meno che, come me, non si fermi per strada. Io scendo a Vernon per prendere la coincidenza per Gaillon, ma non so nulla dell'itinerario di Mario.


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I miserabili
di Victor Hugo
pagine 1886

   





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